23 April, 2008
10 April, 2008
Sebastien Tellier

Ecco qua la notizia più bella di aprile quel geniaccio francese di Sebastien Tellier ci degnerà della sua presenza. Suoni troppo languidi e opachi per l’attuale mercato del pop, scommetterei sulla sua felicità al riguardo. Elitario quanto basta. La prima volta che l’ho ascoltato in auto, prima di qualcuna delle serate pacco Milanesi, e’ stato un colpo di fulmine! Di sicuro non si è sottratto al repeat. Fradicio di sessualità, vergognosamente elettro, denso di sintetizzatore, vellutato e super seducente. La copertina è “orenda” ma l’ultimo album è un punto di equilibrio tra profondo e superficiale, vintage e pop al tempo stesso e poi sa di francese che a noi italiani esterofili ci piace tanto. Chandrinkaego
dove
Magazzini Generali
quando
15 aprile alle 23:00,
quanto costa
Invitation only
le cool aprile
E aqui está a minha ilustração para a LeCool de April

Subscrevam a LeCool aqui.

- la prima volta che ho visto questa foto non ci credevo fosse a milano, dove l'hai scattata?
E’ un edificio della Deutsche Bank alla Bicocca. Ho scelto questa foto per il colore e per l’effetto del riflesso del cielo sulla superficie liscia dell’edificio. Le pareti nere spariscono, finendo per essere trasparenti come se fossero di vetro. Ma è un illusione quella di potere vedere all’interno. Invece, siamo noi all’esterno ad essere osservati dalla telecamera e’ un’immagine che, secondo me rappresenta bene uno dei paradossi della nostra società. una società che con le telecamere cerca sicurezza e controllo ma a sua volta non vorrebbe essere spiata e chiede più tutela della privacy. Perennemente connessi, ci dimentichiamo che siamo tutti nella rete. Dobbiamo e vogliamo esserci. My space, Facebook, blog, chat, Skype e Flickr. Ci mettiamo in vetrina e guardiamo le vetrine degli altri. Viviamo potendo sapere, se non tutto, molto di tutti. Così la società globale che sembrava averci portato fuori dal paesino dove tutti si conoscono torna ad essere locale.
- ritrarre milano è divertente?
Si, per una persona curiosa come me lo è molto. E’ una città da domare altrimenti sa essere anche molto dura. Io sono sociologa, non fotografa. Anzi direi che sono un’osservatrice. Porto sempre con me la mia piccola digitale come gli etnografi e gli antropologi fanno con il loro taccuino. Ogni giorno e ogni notte trovo qualcosa che suscita il mio interesse. Per esempio da qualche anno sto raccogliendo le foto di rottami di biciclette che trovo ancora legate ai pali. Ho cominciato da Milano poi ho esteso la mia ricerca alle città che via via visitavo, in italia e all’estero. Le ho catalogate tutte, con le precise coordinate geografiche. Rivederle in serie è come recitare un mantra.

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- la prima volta che ho visto questa foto non ci credevo fosse a milano, dove l'hai scattata?
E’ un edificio della Deutsche Bank alla Bicocca. Ho scelto questa foto per il colore e per l’effetto del riflesso del cielo sulla superficie liscia dell’edificio. Le pareti nere spariscono, finendo per essere trasparenti come se fossero di vetro. Ma è un illusione quella di potere vedere all’interno. Invece, siamo noi all’esterno ad essere osservati dalla telecamera e’ un’immagine che, secondo me rappresenta bene uno dei paradossi della nostra società. una società che con le telecamere cerca sicurezza e controllo ma a sua volta non vorrebbe essere spiata e chiede più tutela della privacy. Perennemente connessi, ci dimentichiamo che siamo tutti nella rete. Dobbiamo e vogliamo esserci. My space, Facebook, blog, chat, Skype e Flickr. Ci mettiamo in vetrina e guardiamo le vetrine degli altri. Viviamo potendo sapere, se non tutto, molto di tutti. Così la società globale che sembrava averci portato fuori dal paesino dove tutti si conoscono torna ad essere locale.
- ritrarre milano è divertente?
Si, per una persona curiosa come me lo è molto. E’ una città da domare altrimenti sa essere anche molto dura. Io sono sociologa, non fotografa. Anzi direi che sono un’osservatrice. Porto sempre con me la mia piccola digitale come gli etnografi e gli antropologi fanno con il loro taccuino. Ogni giorno e ogni notte trovo qualcosa che suscita il mio interesse. Per esempio da qualche anno sto raccogliendo le foto di rottami di biciclette che trovo ancora legate ai pali. Ho cominciato da Milano poi ho esteso la mia ricerca alle città che via via visitavo, in italia e all’estero. Le ho catalogate tutte, con le precise coordinate geografiche. Rivederle in serie è come recitare un mantra.
29 February, 2008
01 June, 2007
Manifesto post femminista nell’epoca della normalizzazione e del conformismo
dalla parte delle racchie, delle vecchie, delle frigide, delle isteriche, delle perdenti, delle svitate e di tutte quelle troppo lontane dall'ideale della bella donna di oggi che dovrebbe essere:
1- seducente ma non puttana
2- che lavora, ma senza riuscire troppo per non schiacciare il suo uomo
3- magra, ma non maniaca della dieta
4- sempre giovane, ma senza farsi sfigurare dai chirurghi estetici
5- madre realizzata, ma non assorbita dai pannolini
6- buona padrona di casa, ma non casalinga
7- colta, ma meno di un uomo
1- seducente ma non puttana
2- che lavora, ma senza riuscire troppo per non schiacciare il suo uomo
3- magra, ma non maniaca della dieta
4- sempre giovane, ma senza farsi sfigurare dai chirurghi estetici
5- madre realizzata, ma non assorbita dai pannolini
6- buona padrona di casa, ma non casalinga
7- colta, ma meno di un uomo
14 May, 2007
26 March, 2007
21 March, 2007
Lightness Exercises
Bernardi Roig
Lightness Exercises
Galleria CARDI
Piazza Sant'Erasmo, 3
Mon - Sat
9:30 - 12:30
15:30 - 19:30
closed Mon morning
From: 20 March 2007
To: 28 April 2007
“LIGHTNESS EXERCISES” (Tentativo di Leggerezza) viene presentata una selezione delle ultime opere di Bernardi Roig, (disegni e sculture), una riflessione di “leggerezza” partendo dall’idea della prima conferenza (Lightness) che Italo Calvino preparò per l’Università di Harvard nel corso accademico 1985/86 e che mai si tenne a causa della sua scomparsa una settimana prima.
In questa serie di opere di Bernardi Roig la luce è ciò che ci impedisce di vedere, ciò che ostacola decisamente il nostro sguardo.
"Tutte le figure hanno gli occhi chiusi dovuto dal peso delle palpebre di pietra dall’intensità della luce. Una retina accecata dalla luce riduce l’occhio ad una cataratta di latte. Capisco che l’occhio è la ferita più profonda dalla quale al posto del sangue sgorgano lacrime bianche che tesaurizzano tutto un patrimonio eroso dalla luce".
Per questo non arriviamo mai in fondo alla nostra visione, La luce in questi lavori non viene usata per illuminarli bensì il contrario, è una luce che ci impedisce di vederli, serve ad accecare lo spettatore. Però non come assenza di vista ma come possibilità di rappresentare, precisamente, qualcosa sottratto allo sguardo che configurerebbe lo sguardo interiore.
20 March, 2007
28 February, 2007
27 February, 2007
27 October, 2006
12 October, 2006
fascinated me
Perchè sulla rete troviamo così tante webcam che in realtà non hanno alcuna funzione , ne di sicurezza ne di monitoraggio del traffico?
Le web cam ci restituiscono semplici immagini VIRTUALI della realtà :
REALTA'->IMMAGINE VIRTUALE
Ma è possibile riportare queste realtà lontane dal virtuale a qualcosa di nuovamente materiale e tangibile e quindi ad una nuova realtà?
REALTA'->IMMAGINE VIRTUALE -> REALTA'?
Markus Kison con il progetto Roermond-Ecke-Schönhauser ha reso possibile questa trasformazione proiettando la realtà virtuali trasmessa dall webcam su modelli tridimensionali.
http://www.oase.udk-berlin.de/~kison/webcam_small.mov
Le web cam ci restituiscono semplici immagini VIRTUALI della realtà :
REALTA'->IMMAGINE VIRTUALE
Ma è possibile riportare queste realtà lontane dal virtuale a qualcosa di nuovamente materiale e tangibile e quindi ad una nuova realtà?
REALTA'->IMMAGINE VIRTUALE -> REALTA'?
Markus Kison con il progetto Roermond-Ecke-Schönhauser ha reso possibile questa trasformazione proiettando la realtà virtuali trasmessa dall webcam su modelli tridimensionali.
http://www.oase.udk-berlin.de/~kison/webcam_small.mov
suore o puttane?
Cari amiche, ma soprattutto cari amici, una sera un'amica mi ha invitato a leggere una lettera inviata a Umberto Galimberti pubblicata su D DONNA di Repubblica DEL 30 Settembre a proposito di "o suore o puttane" estendo a voi l'invito...come lei dalla parte delle puttane...naturalmente.
Qui trovate l'articolo originale:
http://www.dweb.repubblica.it/dweb/2006/09/30/attualita/lettere/362sia518362.html
Scrive Kate Millet in Prostituzione (Einaudi): "L'uomo trova un credito morale trattando con condiscendenza la prostituta, senza smettere di scopare la puttana, congratulandosi con se stesso per essersi accorto della sua miseria"
Qui trovate l'articolo originale:
http://www.dweb.repubblica.it/dweb/2006/09/30/attualita/lettere/362sia518362.html
::Ambra Ramon ::
Scrivo questa pagina a voi donne e uomini, e ancora di più alle ragazze (e ai ragazzi) che ne sono più colpite. Ormai avete una vostra vita, una certa autonomia, ma qualcosa ancora non va. Spendete dieci minuti per leggere e aiutarmi a far crescere questo mondo e soprattutto certe concezioni ancora troppo maschiliste. Probabilmente userò parole forti perché forti sono le parole che vengono usate su di noi. Il punto principale è: le donne non sono o suore o prostitute! Noi non siamo sempre illuse e non sempre pensiamo già dopo il primo appuntamento di volerci sposare! Anche noi a volte vogliamo divertirci e avere la nostra libertà. Perché questa ci viene negata? Con i giudizi, con i commenti, con le parole ci negano la libertà, libertà di pensarla come vogliamo, di fare ciò che più ci sembra giusto e condizionano le nostre azioni a volte portandoci a cambiare le nostre scelte. La donna sa amare, ha dentro una passione che nessun altro essere ha, ma molte sono troppo "fragili", hanno paura di esporsi perché temono di essere appunto giudicate con definizioni che possono ferire dentro. [...].
[...]Lo facciamo insieme se/quando e perché lo vogliamo, non siamo usate da nessuno e non siamo le prostitute di nessuno, mai! Non fatevi sottomettere, non fatevi convincere ad adattarvi. Non ci svalutiamo facendolo con qualcuno con cui vogliamo farlo, ci svalutiamo non facendolo per paura di quello che ne penseranno gli altri.[...]
::Risponde Umberto Galimberti::
Il controllo della sessualità femminile, che interiorizzata dalle donne diventa autocontrollo, risale all'origine dei tempi, ed è dovuto al fatto che l'esercizio della sessualità nella donna è intimamente connesso alla generazione. Anche nelle più remote tribù primitive che Lévi-Strauss a suo tempo ha visitato nell'America latina e Malinowski nelle Isole Trobriand al largo della costa sudorientale della Nuova Guinea, il capo tribù controllava l'esercizio della sessualità femminile affinché non nascessero più figli di quanti il gruppo ne potesse mantenere. Di questo controllo è rimasta traccia anche nella nostra cultura, nel medioevale ius primae noctis dove la donna, per poter accedere al talamo dell'uomo che aveva scelto o le era stato assegnato, doveva trascorrere la prima notte col re, non tanto per ragioni sessuali, quanto per marcare una gerarchia di poteri, disponendo la donna dello stesso potere del re: il potere di vita e di morte. Oggi che, grazie alla diffusione delle pratiche anticoncezionali, la sessualità è sganciata dalla riproduzione, la donna può guardare alla sua sessualità non più come a un ineluttabile destino ma come a una libera scelta. Può cioè esprimere la sua sessualità come crede, anche se la psiche, essendo più lenta delle accelerazioni della storia, non ha ancora interiorizzato questa libertà, sia nei maschi dove il retaggio storico ancora condiziona e determina il giudizio negativo sulla libertà sessuale delle donne (di cui peraltro fruiscono per la loro soddisfazione, ma da cui si tengono anche lontani quando si tratta di costruire il gruppo familiare), sia nelle donne che tendono a contenere la loro libertà sessuale per non precludersi la possibilità di un rapporto coniugale. Come vede siamo ancora tutti abbastanza talebani, e anche se le donne, col tanga, hanno liberato il loro corpo dal burkha, non hanno ancora liberato la loro anima a causa del pregiudizio maschile. Quando sento dire, con molta superficialità, che bisogna liberare le donne mediorientali dal burkha o dal velo, mi domando sempre se coloro che lo chiedono sanno quali macchine antropologiche e psicologiche, per non parlare delle macchine che governano l'organizzazione familiare e sociale, occorre terremotare. Perché non basta dire "democrazia" e pretendere addirittura di esportarla, se a una cultura non si lascia il tempo necessario alla sua evoluzione, soprattutto in tema di emancipazione sessuale che, di tutte le rivoluzioni, è la più decisiva, quella che più incide nelle trasformazioni sociali. Solo la superficialità della cultura americana può ignorare queste cose. E noi al seguito.
Scrive Kate Millet in Prostituzione (Einaudi): "L'uomo trova un credito morale trattando con condiscendenza la prostituta, senza smettere di scopare la puttana, congratulandosi con se stesso per essersi accorto della sua miseria"
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